93 Giorni

Ho molti difetti.
Arrogante, cinico, bastardo, coglione, perditempo, depresso, apatico, insensibile, depravato, egoista, solitario, insicuro, irascibile e altri ma molti altri difetti che non mi va di elencare. La verità è che sono così schietto con me stesso che non ho problemi di nessun tipo a fare la lista di quelle caratteristiche che fanno di me un uomo terribile, non mi importano, non mi sono mai importate più di tanto.
L’essere schietto, per prima cosa con il sottoscritto, è probabilmente l’unico, se non il solo, pregio del mio schifoso carattere che riesco a riconoscere.
Essere schietto, dire in faccia al tuo interlocutore quello che vuole sentirsi dire nel profondo, non una banale scusa che lo faccia sentire bene.
Essere schietto, ammettere che la tua vita è un disastro, essere conscio del fatto che in quasi trentatre anni vissuti non hai combinato nulla, e con assoluta certezza del fatto di non aver il tempo di poter far realmente qualcosa. Indubbiamente essere schietti è una piaga, per chi il carattere l’ha debole, può risultare antipatico, ripugnante ma per fortuna guardi in faccia la vita per quel che è.
Per il semplice fatto di essere schietto con me stesso posso affermare con assoluta certezza che sono poche le volte in cui ho fatto marcia indietro, il classico ripensamento. Nessun orgoglio personale, davvero.
Credo fortemente che ciò che si fa, le scelte che decidiamo di effettuare, sbagliate e giuste che siano, debbano essere tali: definitive, senza alcun ripensamento. Meglio agire d’istinto che logica forse? Le scelte dettate dall’istinto sono quelle più veritiere, quello che maggiormente ci rappresentano, che ci identificano e che ci rispecchiano. La logica molte volte va oltre a ciò che siamo, nella logica abbiamo il tempo dalla nostra, la pazienza di elaborare, creare e concretizzare.
L’istinto viene dal profondo del nostro essere. Ecco cosa dimenticavo tra i miei difetti, l’essere prolisso. Sono una di quelle poche persone che possono vantare di contare sulle dita delle mani le volte in cui hanno avuto un ripensamento, di conseguenza, di aver compiuto una correzione, un aggiustamento, una deviazione sui passi fatti. Forse mento, un po’ di orgoglio c’è.
Aggiungerei anche bugiardo, allora, alla lista dei miei difetti. Non c’è mai fine a quella, meglio scordarsela forse.
La notte scorsa, dopo il mio rituale di distruzione, sulla via di casa ho pensato molto a quel vecchietto che mi ha fermato, quel Gus. Sono stato scontroso, precipitoso e sicuramente scortese.
Non amo essere disturbato sul lavoro. Esigo concentrazione, cerco la concentrazione in me e il disturbo proprio non lo tollero. Avrei potuto maledire anche mia madre in una tale situazione, non c’è nulla di personale. Ho pensato tanto a Gus anche a casa, mentre continuavo a girarmi nel letto per addormentarmi. Non ho riposato molto, ma questa non è una novità.
Il povero Gus voleva parlare, certamente perché era depresso e solo, ma forse cercava qualcuno.
Un aiuto inaspettato. Sono un coglione, non l’ho capito immediatamente. Forse la gente quando deve risolvere situazioni fuori dal comune, strambe e grottesche riesce a riconoscere le persone fuori dal comune, strambe e grottesche come il sottoscritto.
L’ho allontanato. Quel povero vecchietto aveva bisogno del mio aiuto, ritrovarlo è stato facile, come la sua casa e l’appartamento in cui viveva. Sembrava quasi sicuro del mio ritorno, prima o poi sarei tornato per lui, probabilmente.
Aveva ragione, mi sbagliavo su tutto persino sul fatto che sua moglie fosse viva.
E’ viva, è davvero viva. Purtroppo per il povero Gus, perché vedendo il suo stato preferirei averla trovata morta piuttosto che in agonia sul letto che hanno condiviso per tutti questi anni. In una stanza buia, scura, che puzza di morte sin dall’ingresso. La donna giace scoperta nel letto, suda, ansima e ogni respiro è un agonia. E’ difficile riuscire ad immaginarsi il dolore di ogni respiro, talmente forte, lancinante che ti porta a desiderare di non respirare proprio più. L’aria è come l’acqua: essenziale. E noi facciamo fatica a immaginarci la sofferenza che un malato possa patire nel semplice gesto di un respiro o nel dissetarsi.
E’ un concetto che va oltre la nostra massima soglia di dolore, dovremmo essere li in prima linea per capirlo, essere direttamente coinvolti. Cosa mi spaventa di più in tutta questa faccenda?
La lista è lunga, preferisco prendere una sedia dalla angolo della stanza, girarla e sedermi appoggiando i gomiti sullo schienale in legno. Una sigaretta mi aiuterà a riflettere meglio, né a Gus né alla sua povera moglie darà fastidio. Ne sono sicuro.
Alla donna mancano un paio di arti, la gamba sinistra e il braccio sinistro, dal gomito in giù. E’ terribile, ha oltrepassato lo stato del dolore umano, giace in una stasi incosciente. Un passo dalla morte, dal sollievo finale.
Inutile fermarsi alla bravura dei medici che hanno tempestivamente curato la cancrena che divorava i due arti, tagliandoli e rimovendoli. Sono sicuro che gli stessi macellai non sono riusciti a spiegare una sorta di demenza che ha colpito la signora, ancora prima del imputridirsi delle sue carni.
Sbuffo lentamente il fumo della sigaretta dalla bocca, lo faccio un po’ per rispetto e un po’ per concentrazione. Gli occhi scrutano ogni angolo del corpo della donna, occhi inquisitori e minuziosi nella loro ricerca. Occhi che possono guardare oltre a quello che normalmente ci circonda.
La mia fortuna, la mia sventura.
Eccolo, dietro il collo, quando volta la testa leggermente sulla sua sinistra, in cerca del marito accanto. Sotto i lunghi, crespi capelli neri un piccolo simbolo che lampeggia al mio sguardo come se fosse una sorta di segnale. E’ esattamente quello che cercavo, quello che mi immaginavo dopo aver visto questa donna. Certo, ho sperato di sbagliarmi ma non è sempre così: alcune volte azzecco, molte delle volte ad essere sincero.
Un marchio, come quelli che vengono affibbiati alle bestie proprio perché questa donna è trattata nello stesso modo: esattamente come una bestia da macello.
Ancora più delle creature che riesco a vedere odio gli esseri umani che, pur avendo hanno il dono della vista, per vigliaccheria, per lussuria e potere vendono l’umanità ai loro padroni infernali. Venduti, bastardi e odiosi pezzenti travestiti da uomini. Non saprei nemmeno a quale categoria assegnarli.
Girano il mondo in lungo in largo, cercano il loro padrone, colui che gli fa un offerta vantaggiosa che non si può rifiutare. Si prostrano ai piedi del loro nuovo dio in Terra, vengono anche essi marchiati con il caratteristico simbolo di appartenenza, il simbolo che li identifica associati alla casta demoniaca.
Esso li protegge dalle altre creature, una battaglia contro questi disertori e meschini esseri all’interno del Circolo è in atto da più di quarant’anni, all’epoca della prima rivolta, il primo uomo che decise di voltare le spalle al Circolo in favore delle creature che prima cacciava.
Il capostipite di una nuova generazione, il primo di un nuovo movimento che purtroppo dopo quattro decenni può vantare un numero maggiore nelle loro file rispetto alla nostra coalizione.
Il ritratto della deformità di questa società , che distorce anche coloro che tentano disperatamente di mettere una pezza a questa nave che lentamente affonda, ovviamente affonda nella solita merda.
Tutto ciò mi disgusta, butto a terra la sigaretta spegnendola con il piede sinistro. Non avevo nemmeno assaporato gli ultimi fiati di tabacco, una sigaretta sprecata. Faccio un cenno a Gus di avvicinarsi, timidamente si accosta al mio viso per sentire meglio.

“Da quanto è in queste condizioni Gus?”
“Queste condizioni? Lo stato di apatia? La malattia che divora il suo corpo pezzetto per pezzetto? La sua mente che spesso la porta a creare suoni isterici che escono dalla sua bocca? Parola senza senso, piene di cattiveria e rabbia? Mi creda, sono purtroppo sei anni. Sei lunghissimi anni.”

Sei anni?
Cazzo, sono tanti…purtroppo troppi.

“Posso solo immaginare, e la prego assolutamente di interrompermi qualora dicessi qualcosa di sbagliato Gus, che sua moglie in principio ebbe una febbre tanto alta da farla sudare freddo. Pensaste a una sorta di malattia polmonare aggravata ma successivamente interviene anche il fattore mentale: le cellule celebrali di sua moglie si destabilizzarono portandola a farneticare. I medici di primo acchito non riuscirono a spiegarle la causa e dopo qualche giorno il primo vero sintomo diagnosticabile: cancrena agli arti. Non so dirle se prima il braccio o la gamba, il punto è che i dottori le portarono via entrambi, uno dopo l’altro pensando di aver trovato la loro soluzione. Tutte stronzate, anche dopo l’operazione le condizioni di sua moglie non migliorarono, sino alla resa finale. Una qualche malattia degenerativa a livello mentale, sua moglie non potrà più tornare ad essere quella di prima, così la liquidarono i dottori prima di rispedirla a casa. Gus, non mi ha interrotto una sola volta, devo quindi dedurre che sia tutto vero, che la mia ricostruzione corrisponda con la sua personale odissea. Non sono un mago o un indovino, non è la prima volta che mi capita una tragedia di questo tipo, parla l’esperienza che è in me. Proprio per esperienza le domando, Gus: quando è successo tutto questo? Lei sa esattamente quando le cose sono cambiate, sbaglio?”
“Avevamo litigato, noi non litigavamo mai ma quella sera è successo. Proprio per il fatto che non avevamo mai discusso così animatamente, ancora oggi, dopo tanti anni non posso che maledire il mio carattere a volte difficile e ottuso. Voleva…aveva il desiderio di trasferirsi, di lasciare la città per una piccola casetta in campagna. Sapeva del male che stava divorando le nostre strade, percepiva la morsa che presto ci avrebbe rinchiuso. La cappa sopra le nostre teste, ora così tangibile e visibile. Allora erano solo segnali, un qualcosa che io mi ostinavo a non vedere e mi imputai sulla sua scelta. Uscì, tornò tardi quella notte, quando ormai stavo dormendo. Anzi, facevo finta di dormire ma sentivo che il suo respiro era diverso. Non disse una sola parola, e il giorno dopo la febbre si manifestò in lei, portandomela via piano piano.”
“Sua moglie deve aver frequentato un pessimo locale. Il suo desiderio di rimanere Gus l’avrà portata in uno di quei locali che disprezzava. Non capiva cosa l’ancorava a questa città, ha voluto sicuramente comprendere.”
“Quali locali? Non conosco nessun tipo di strambo locale. Ne sono sempre stato alla larga, sapevo della brutta fama.”
“Ne sono sicuro, deve sapere che sino a qualche anno fa questi posti erano una sottospecie di club privati, ci entravi solo per sentito dire, per fama e desiderio di conoscenza. Vere mecche di perversione, chiese di depravazione dove venivano praticati i culti più terribili che il genere umano abbia mai scoperto. Sono rari oggigiorno, un brillante idiota alcuni anni fa ha pensato bene di piazzare i suoi uomini in ogni genere di posto: discoteche, pub, locali, luna park, bar, scuole persino, ogni genere di posto. Diciamo che così gli affari si moltiplicarono, e tutti seguirono quest’esempio. Ma il luogo che sua moglie frequentò, quei luoghi che ancora oggi esistono ma non sono più accessibili a chiunque come un tempo, fu fatale.”
“Fatale? In quale modo fu fatale? Non capisco….”
“Ha compreso Gus che ci sia qualcosa oltre a quello che lei vede? Il male che percepiva sua moglie? Esiste, per sua fortuna non lo può vedere ma io e altre persone come me ne sono capaci, la chiami pure selezione naturale. Purtroppo non tutti si piegano al senso di giustizia e onore, molti preferiscono soluzioni alternative: finisco per servire ciò che lei non riesce a vedere, le creature.”
“Il diavolo.”
“Può chiamarlo anche così. Anche se al mondo non esiste un solo diavolo, non c’è un monopolio di crudeltà. Di diavoli il nostro mondo ne è pieno. Sua moglie è stata avvicinata da un loro servitore umano, capace di marchiarla e renderla schiava del suo padrone. Questa gente, questi bastardi ora si annidano ovunque, hanno lasciato questi luoghi di perdizione esclusivi pensando di poter far affari la dove la gente non si aspetta il male. La nostra stupidità e ignoranza contro la loro furbizia, lo scontro è impari. Hanno vinto, stanno tutt’ora vincendo.”
“Mia moglie, la mia adorata moglie è stata marchiata? Cosa significa di grazia? E’ un marchio a renderla così malata? E questo marchio che la divora?”
“Il marchio a lei applicato è una specie di segnale, un GPS, un faro nella buia notte. Sono piccoli, impercettibili e nascosti e non serve molto per crearli. Un semplice gesto, un piccolo tocco sulla pelle. Sua moglie potrebbe aver anche respinto le avance di quell’uomo quella sera, può averlo respinto, può anche non aver consumato alcun rapporto ma è bastata anche una carezza, piccola, innocente prima che abbandonasse quel luogo.”
“Mi ha tradito. Quella sera m ha tradito. Facevo finta di dormire, aspettavo solo il suo ritorno e l’ho capito sin da subito che mi aveva tradito. Sono cose che capisci comunque quando ami una persona. Quando passi metà della tua vita insieme a lei.”

Cazzo, lo sapeva.
Credevo fosse la parte più difficile da dire questa, ogni volta cerco di prepararla bene ma è in assoluto la prima volta che mi capita una tale reazione. Come se per lui fosse un fatto non importante, assolutamente insignificante.
Mi lascia basito, sconcertato per qualche secondo e avrà notato le mie labbra che fanno fatica a continuare il mio discorso meticolosamente preparato. Forse è meglio non dar peso, far finta che non sia il tema centrale della vicenda. Ma lo è. E’ il tema centrale questo.

“Quel marchio Gus l’ha resa visibile e accessibile a queste creature che si potevano così avvicinare a lei per poter pranzare, cenare o farsi uno spuntino. Le creature si cibano della carne umana per poter arrivare a quella che noi chiamiamo anima, che si annida nel nostro corpo. Il tocco, il morso di questa creatura all’occhio medico è riconducibile a una cancrena avanzata a uno stadio tale che l’amputazione è l’unica soluzione. Sua moglie è diventata cibo per questa creatura, la sua sofferenza, la sua malattia l’ha sfamato per tutti questi anni. Tra di loro c’è una sorta di legame, come un cordone ombelicale lega il bambino alla sua madre. Sua moglie ha sfamato inconsapevolmente questa oscenità per sei lunghi anni.”

Devo pensare ad altro, agire nel mio intento e non fermarmi a riflettere su qualcosa che ancora mi turba e mi colpisce dentro con tale forza e efficacia.
Dalla mia tasca interna levo un piccolo sacchettino di stoffa avvolto con cura da un laccio di gomma scura. Srotolandolo libero la siringa al suo interno e un paio di fialette. Sono sempre più certo del loro utilizzo, ringrazio ancora una volta il mio sesto senso che mi ha portato qua insieme a questi strumenti ora tra le mie mani. Il loro utilizzo è provvidenziale, vista la situazione.

“Quel…quel liquido l’hai aiuterà? La salverà?”
“Gus, si sieda e le tenga la mano. Questa boccetta contiene un’alta dose di morfina, è un narcotico che si ottiene dalla raffinazione dell’Oppio. Questo lo sa vero? Avrà effetto immediato, allieverà le sue reazioni al dolore, sopprimendole, placando la sua sofferenza. L’alta dose concentrata provocherà un edema polmonare dovuto all’insufficienza cardiaca. Il suo cuore non riuscirà più a pompare sangue e ossigeno e smetterà di respirare. La lasceremo andare nel modo migliore che possa esistere: senza farla soffrire.”
“La…la uccideremo…?”
“La libereremo Gus, la libereremo. Non è altro che schiava di un essere che si ciba continuamente di lei, lo è stata troppo a lungo quanto basta a renderla una donna diversa. Non potrà mai tornare ad essere quella di un tempo, la sua mente è stata danneggiata e il suo corpo martoriato. Ciò che ricorda di lei è un semplice ricordo e basta. Lo capisce, vero? Non vedo altre soluzioni e non voglio doverla per forza svegliarla dal suo tormento per sentirla parlare, perchè qualunque siano le parole che dirà non saranno quelle della donna che ha conosciuto e amato Gus.”

Non dice nessun’altra parola, si limita a baciare la sua mano mentre inietto nell’altro braccio la sua “dolce morte”. Parole di scuse, rimorsi e preghiere quelle di Gus che non fanno altro che tormentarmi anche quando torno nel mio appartamento, un paio di ore dopo.
Non riesco proprio a capire questa situazione, mi è aliena e mi spaventa: potrebbe essere così naturale ma io non la provo.
Per sei anni ha assistito una donna che l’ha tradito nella loro intimità, una vecchia signora che si gode i piaceri di una giovane compagnia maledetta che la rende schiava, marchiata da un demone che ne fa il suo personale sandwich da assaporare di tanto in tanto.
E’ stato Gus a voler farsi perdonare, è lui che ha scelto deliberatamente di seguirla nonostante gia sapesse la causa del suo male. Pensa, immaginavo che il tradimento fosse qualcosa che ti segna, che ti ferisce che è difficile da perdonare.
E’ quasi passato dalla parte dei colpevoli, si è inginocchiato a lei nei suoi ultimi istanti di vita rimpiangendo solamente quella litigata e non il tradimento che gli ha allontanati definitivamente.
E’ questo che è capace di fare l’amore?
Lo ignoravo totalmente. Ero all’oscuro di un tale sentimento. Il bussare mi riporta alla realtà della mia vita e lo è anche la visione che mi si appare davanti: una donna di rara bellezza.

“Ciao, sono Alex. Posso entrare, vero?”

Un biondo-castano di capelli, quasi naturali insieme a degli occhi verdi ipnotizzanti anche se leggermente nascosti da ciglia lunghe nere come la pece, un sorriso dipinto sulla bocca come il rosa lucido del rossetto sulle sue labbra. Accompagnato da un corpo spettacolare i cui vestiti esaltano le forme.
Nessuna ragazza come lei busserebbe alla porta del mio appartamento di spontanea volontà, appartengono a quella classe di donna di così appariscente bellezza degna di altrettante bellissime star. In un mondo normale non potrei mai permettermi una vita con lei ma fortunatamente posiamo i piedi su qualcosa che non esiste, che lentamente divora ciò che ci circonda.
Come la moglie di Gus.
Desidero provare quest’emozione sulla mia pelle, desidero sentirmi amato anche io.
Lo desidero fortemente, e per questa notte credo proprio che mi accontenterò anche di pagare per ciò che desidero.

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~ di oniriter99 su aprile 11, 2008.

11 Risposte to “93 Giorni”

  1. Con questo 93 giorno si può considerare conclusa la prima settimana ^__^
    Presto anche un pdf da scaricare per leggere con calma 😉
    Mi sono accorto che l’episodio odierno è più lungo normalmente degli altri, mi ha davvero trasportato quando l’ho scritto 🙂

  2. E chi si lamenta della lunghezza?
    Tranquillo!

  3. Lungo? Forse, ma di certo non annoia nè stanca.
    A me è piaciuto tantissimo, penso sia il primo episodio che mi fa provare pena per il Nostro.

  4. Molto bello! 🙂

    Complimenti davvero!

  5. A proposito di gente che non posta… 😛

  6. Ho fatto un po di ferie pure io 😛

  7. Pigrone! 😛

  8. black, todo bien?

  9. ciao

  10. This could be your best blog on the net

  11. You are quite right on this blog post

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