99 Giorni
“Figlio di puttana.”
Credo che siano le prime parole che pronuncio dopo ventiquattro ore di silenzio totale, non ci faccio nemmeno troppo caso e nemmeno la creatura davanti a me.
Persino il rivolo di sangue che esce dal piccolo taglio all’altezza della guancia, che scivola lungo i lineamenti del mio mento, sembra badarci molto.
Mi limito semplicemente a cercare con la mano sinistra, nella tasca interna del mio impermeabile sgualcito, un pacchetto di sigarette.
Camel, senza filtro: non avevo abbastanza monetine per il distributore automatico.
Con assoluta calma scarto il pacchetto e porto una delle sigarette alla bocca, nella tasca destra in basso dovrei avere un accendino.
Lo agito brevemente, con vigore per assicurarmi che ci sia gas, dopodiché incurvo leggermente la testa in avanti per poterla accendere.
Non c’è niente di più bello del primo fiato di una sigaretta. La nicotina pura che prende fuoco, la sua fragranza che inala la tua bocca.
Credo che persino i non fumatori apprezzino il primo fiato, prima che il tabacco si trasformi in un miscuglio di catrame e aromi chimici che impestano l’ambiente.
Fottuta dipendenza, non ne puoi fare a meno.
La luce intorno non è molta, solo il giallognolo riflesso di un insegna davanti a me illuminano a tratti la piccola stanza di legno vuota quasi desolata. I ricordi della persona che ci abitava sono stati rimossi in fretta, mi pare anche giusto e logico dopotutto.
Ovviamente c’è anche il piccolo e debole lumicino proveniente dalla brasca della sigaretta, osservo prima la mia piccola lanterna che brucia ad ogni mio respiro e dopo la creatura davanti a me.
Non smette di ringhiare ma non mi disturba, niente mi turba da questo piacevole momento di rilassamento, m piace il fatto che nessuno mi disturba mentre mi godo la mia sigaretta.
Probabilmente in molti non avrebbero nemmeno il tempo di girare le spalle per voltarsi e scappare dalla stanza, questo è il bello di essere del giro gia da alcuni anni.
Certo ogni persona sana di mente, ho con così tanto alcool in corpo da non reggersi in piedi, al mio posto avrebbe paura: infondo mi trovo davanti a una creatura poco più alta di due metri, fisico esile ma ben piazzato, di un color ocra come pelle e occhi rossi fiammanti.
La reputazione, gran cosa e nel mio lavoro può salvarti la vita.
Letteralmente
La cenere della sigaretta cade sul freddo pavimento di linoleum come se si infrangesse contro qualcosa più forte di lui, è affascinante ma da puro idiota rimanere ammaliati da qualcosa di totalmente banale come questo.
Probabilmente immagino ogni singolo pezzo di cenere che si stacca come un’anima umana, brucia di vita quando è attaccata al suo corpo nel momento in cui si stacca perde tutta quella lucentezza e cade inesorabilmente nel buio vuoto, nell’oblio per poi essere dimenticata.
Lo dicevo, discorsi idioti quando una creatura alta due metri continua a fissarti ringhiando, pulsando di rabbia.
Non muoverà un dito, quelli come lui non lo fanno, quelli come lui hanno paura. Purtroppo non è così per tutti, di molti ho io stesso paura.
Vedi? Le reputazione è tutto nella vita.
Fortunatamente posso smettere di pensare e immaginare cose frivole, penso di essere arrivato al limite di questa sigaretta, un ultimo lungo fiato prima di gettarla a terra e spegnerla con lo stivale destro.
L’ultimo getto di fumo esce dalla mia bocca e dal naso, si aggiunge a tutto il resto creando una nebbiolina come nelle strade la fuori. Non perdo però la visuale dell’insieme, gli enormi occhi rossi continuano a fissarmi, luccicanti nel buio e nel fumo.
Questa volta si muovono, è deciso a fare qualcosa e la cosa non mi preoccupa minimamente.
Ciò che esce dalla sua bocca non è lontanamente descrivibile a nessuna lingua umana, parola senza senso alle orecchie di tutti noi, persino le mie.
Posso solamente immaginare il suo urlo: un accozzaglia di volgarità contro i miei genitori, mia moglie e probabilmente mio figlio.
Notte sbagliata, persona sbagliata creatura del cazzo.
I miei genitori sono morti, cibo per vermi a quest’ora e le tue minacce contro loro non servono a nulla, la donna che più si avvicina a mia moglie è una ragazza di venticinque anni del sud-est asiatico che mi fa visita ogni venerdì per trentacinque sterline e per quanto riguarda la mia progenie…
Dio abbia in gloria il mo testicolo sinistro, sono fortunatamente sterile: una desertificazione totale che non mi regalerà le gioie di essere padre.
Come ho detto: una fortuna, non mi vorrei mai come padre.
“Ti renderò le cose più semplici possibili. Quelli come te hanno delle regole ben precise, che vanno rispettate o al limite fatte rispettare. Te, decisamente, hai pisciato fuori dal cesso, credimi. Fai bene ad avere paura di me, ma dovresti guardarti le spalle da chi può permettersi di fare certe cose. Te non ne hai l’autorità.”
Mi muovo a cerchio intorno a lui, lo fisso a lungo mentre lui non mi segue con i suoi occhi.
Ora mi accorgo che trema. Può essere buffo: una creatura di questo tipo con due enormi corni neri ricurvi che dalla fronte arrivano a toccare terra, trema di fronte a me.
In molti urlerebbero “Il demonio!”, “Il Diavolo tra noi”, “Lucifero!”, “Demone tentatore” e stronzate simili. Dovrebbero conoscere i veri diavoli prima di urlare contro a qualunque creatura deforme vedano.
Per fortuna in tutto il mondo sono pochi ad avere una vista come la mia, e quindi almeno 5 miliardi e mezzo di persone dormono sonni tranquilli.
Certo, fortuna nome davvero azzeccato per parlare del mio dono. Tutto questo pensare mi mette voglia di fumare ancora una sigaretta e senza badare alla mia creatura mi volto un attimo per accendere un’altra sigaretta.
Contemplo un pò le strade la fuori, deserte come dovrebbero essere giustamente in una notte piovosa come questa. Il tintinnio dell’acqua che batte sui tetti dei piccoli palazzi mi porta alla mente l’ultimo giorno di sole che abbia mai visto.
Mi sforzo tantissimo eppure non me lo ricordo, la pioggia, la nebbia e la foschia è talmente in simbiosi con il paesaggio cittadino che non potrei immaginarmelo in modo diverso.
Completo il mio giro attorno alla creatura, inondando la stanza ancora del mio fumo di sigaretta, e mi appoggio alla piccola scrivania accanto alla porta da cui sono entrato.
Ancora un paio d tiri prima di continuare a parlare.
Dopo più di un giorno passato nel mio silenzio e nel rumore della pioggia ne sento così tanto bisogno.
“E’ inutile continuare andare avanti così, sei di casta inferiore. I nostri linguaggi non si incontreranno mai ma te conosci me e io conosco te. Le cose allora si fanno terribilmente semplici: se il tuo padrone non ti ha ancora scoperto sei dannatamente fortunato, se ti ha scoperto e sei fuggito fino a trovare il sottoscritto puoi ritenerti ancora più fortunato. Certi pasti, come quello che hai fatto te, non dovrebbero esserti nemmeno concesso i la sotto, le gente che conta quella che fa più paura, non intende dividere il loro cibo con servi come te. Il tuo è stato un grosso e terribile errore, ma posso capire: nascete con ogni sorta di desiderio ed esigenza umana ma non avete i mezzi per soddisfarli. Anche io sarei abbastanza incazzato se nascessi con il chiodo fisso del sesso e mi accorgerei solo dopo di essere asessuato con una barbie qualsiasi, una terribile fregatura, concordo. Detto questo, torniamo a punto principale: perché sei fortunato? Banchettare con un corpo umano esce dalle concessioni che la tua gente ti ha imposto, e la morte che io ti assicuro è niente rispetto a quella che i tuoi padroni ti faranno passare con atroci sofferenze. Cosa c’è di più semplice ora da scegliere: una morte veloce, breve e senza disonore oppure lunga, straziante e umiliante?”
Ringhia ancora, sbraita e questa volta accenna una piccola reazione. Il parlare mio, il suono delle voce che attanaglia le sue orecchie lo infastidisce, il non comprendere, capire e decidere ribolle il sangue dentro di lui.
Mi spiace, non può scegliere per conto suo ma è stato fortunato a trovarmi perché potrò decidere io per lui.
Sulla piccola scrivania, su quale appoggio, c’è un piccolo sacchetto di carta marroncina che mi sono portato dietro da casa.
Ottimo whisky inglese, di quelli che ti fanno dimenticare le giornate da dimenticare, me ne servirebbe una bottiglia anche per me.
Svito il tappo e ne verso il contenuto proprio davanti alla creatura, con un dito sulla strozzatura della bottiglia, se ne cosparge il più possibile in modo uniforme.
Il grado alcolico è talmente elevato che è uno dei pochi whisky a prendere letteralmente fuoco, poche decine di secondi è vero ma più che sufficienti per questo tipo di creatura.
Tiro un lungo fiato alla sigaretta, non voglio sprecarla ulteriormente e poi la butto sul liquido cosparso a pavimento.
In un lampo si alzano delle fiamme alte poco più di qualche pollice, niente di così enorme ma è il fuoco a far crollare la creatura a terra come se fosse agitata da convulsioni umane. Il fuoco, il colore tipico, la sua lucentezza è così tanto brillante e accecante per la retina della creatura che provoca in lui reazioni a dir poco dolorose.
Deve essere un processo biologico tipico della loro struttura, dopotutto anche noi rimaniamo folgorati se fissiamo a lungo il Sole. E’ lo stesso principio, solo amplificato per mille e mille volte ancora.
Gli spasmi finiscono nel momento in cui la creatura diventa un ammasso di poltiglia giallastra, e quando non riconosco più un volto, degli occhi, una bocca, un corpo qualunque decido che il mio lavoro è finito.
Con una coperta trovata sul letto sull’unico letto della stanza spengo il debole fuoco e copro la pozza giallo ocra che si allunga sul linoleum.
Tracanno un sorso ancora avanzato dalla bottiglia di whisky prima lasciarla li dove l’avevo appoggiata entrando e nel momenti in cui esco dalla porta il vecchietto che mi ha chiamato per questo lavoretto sussulta.
Agitato arriva da me, da un semplice cenno della mia testa comprende che ho risolto tutto e si affanna a cercare dal piccolo portafoglio dei soldi.
Sterline accartocciate, sporche e usurate insieme a qualche monetina che nemmeno riesce a contare.
E’ più povero di e quasi mi fa terribilmente pena, con una mano li intimo che non c’è bisogno di nessuna ricompensa.
L’esorcista non è un lavoro remunerativo, non si fanno soldi e nemmeno gloria. Magari un po di gloria sia, ma sempre nei posti più giusti al mondo.
“La mia cara Elisabeth ora dormirà in pace in eterno, ora?”
Come posso dire la verità?
La sua unica figlia, l’unico componente della sua famiglia rimasto, sangue del suo sangue era in realtà una tossica che si faceva sbattere in un bordello da più ragazzi contemporaneamente.
Invasati, drogati e folli si sono imbattuti in una creatura, servo di ben e più pericolosi demoni, e hanno offerto la ragazza come tributo per il disturbo.
Come se evocare qualche creatura infernale fosse semplice, saremmo tutti esorcisti altrimenti. L’errore è stato fatale per questi ragazzi ma ancora di più per la creatura evocata.
Non poteva, non doveva banchettare con il corpo della ragazza, gli è stato proibito a lui a tutti quelli della loro specie.
Farsi divorare da creature di così bassa casta non significa solo la morte ma anche uno stato di non morte, peggio dell’essere zombie. Questo povero vecchietto ha visto morire due volte la sua giovane figlia, la seconda volta a causa sua con un martello da falegname.
C’è poco da fare, in questi casi era l’unica soluzione possibile.
Dovrei forse dire allora che non c’è possibilità nemmeno per l’anima della figlia? Violata e per sempre persa in un tormento unico eterno?
Buttare via la propria vita nel cesso a diciassette anni, così per niente per della droga e del sesso scadente.
Sono cose che mi disgustano, che mi fanno venire voglia di un’altra sigaretta. Forse cercarla, trovare l’accendino e accenderla è un buon temporeggiamento.
Ma so gia cosa fare, mi pare ovvio.
“Le è stato donato un posto lassù nel cielo di Dio nostro creatore. Era una brava ragazza.”
Stronzate.
Forse lo sa anche lui ma una frase di speranza crea lacrime dai suoi occhi che inondano il suo viso. Chi sono o per levare la speranza a chi può ancora averla?
Un emerito cazzo di nessuno, ecco chi sono e quando lascio la casa mi sento ancora più vuoto di prima nemmeno la sigaretta sembra essere rilassante, nemmeno la pioggia che cade su di me vuole essermi di aiuto.
So solo che è un giorno in meno questo, un giorno in meno che mi separa dalla mia morte.

Eh si inizia ^___^
Wow! Un inizio con i fiocchi!!!
Un giusto equilibrio fra Constantine e Dexter, con uno stile che richiama Brubaker e strizza l’occhio a dr. House!
Non posso che attendere con interesse il proseguo!!!
Ah! Però! Siamo fan di Hellblazer eh?
Giorni caotici, comunque, ricambio il link appena ho tempo…
‘iao
Sono un vecchio amante di Hellblazer vero ma a parte essere un esorcista questo personaggio avrà ben poco da spartire.
La storia è corale, ma cerco di mantenere i capitoli abbastanza separati per catturare utenti occasionali.
Diciamo che segue un po la struttura tipica del telefilm di veronica Mars se proprio vogliamo fare paragoni.
Grazie di tutto!^__^
Bello! Bello! Bello!
Mi piace…lo trovo divertente e interessante. Continuerò a seguirti.
E’ prevista una fine?
Complimenti… ci sono arrivata per caso e sei riuscito a attirare la mia attenzione! seguirò i giorni…
alla prox Mois